Essere come le api per i fiori

L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.

SAN FRANCESCO DI SALES

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Il mese di aprile è il mese della “Devozione”, questo termine fa subito pensare ad una religione, ma è solo un modo ristretto anche se istintivo di collegare questa parola.

Se si apre lo sguardo verso una diversa o forse più ampia osservazione, la devozione è anche quella che abbiamo verso noi stessi, verso ciò che siamo profondamente, nei confronti della nostra vocazione e della strada che abbiamo scelto nella vita.

“La vera devozione aggiunge bellezza e prestigio” questo è il cuore della frase, poi ognuno farà la sua interpretazione, come è naturale che sia, ma personalmente trovo che queste poche parole siano come i sassolini bianchi nella storia di Hansel e Gretel, che permettono di trovare la strada…

Inevitabilmente, quando si parla di trovare la “strada”, la nostra strada, che non è quella che vorrebbero i genitori, o che consigliano gli amici, o quella più conveniente, ma è quella che fa esprimere al meglio le nostre qualità, viene da pensare al rimedio dei fiori di Bach “Wild Oat” e cioè l’avena selvatica, che ci aiuta a rafforzare una qualità positiva determinante per sentirci soddisfatti:

“La chiarezza nel guardare dentro noi stessi e di scoprire la nostra strada.”

Se si osserva in basso la pianta, sembra proprio andare in una precisa direzione, in un’unica direzione come se la indicasse…

Mariella

 

Descrizione

Quelli che hanno l’ambizione di realizzare qualcosa di importante nella vita, che desiderano fare molte esperienze, trarre piacere da tutto quanto sia loro possibile e vivere pienamente la vita. La loro difficoltà sta nel determinare quale occupazione seguire; poiché sebbene abbiano grandi ambizioni, non hanno alcuna particolare vocazione che li attragga al di sopra di tutte le altre. Ciò può causare indugio e insoddisfazione.

Dott. E. Bach – I Dodici Guaritori e altri rimedi

Fiore di Bach Wild Oat (Avena Selvatica)

Io sono Wild Oat e ti dono

“La chiarezza nel guardare dentro te stesso e di scoprire la propria strada.”

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Sofferenza Emotiva. La strategia difensiva del riccio

Il dolore cambia profondamente le persone. Nessuno sarà più lo stesso dopo un lutto, una separazione, un tradimento. Le ferite si possono rimarginare, ma le cicatrici ricorderanno sempre quel che è stato e ciò che non potrà più essere. Tentare di scoraggiare il dolore ignorandolo, serve solo a spostarlo altrove, poiché quando la sofferenza diviene intollerabile, la mente afferisce a difese sempre più rigide e disfunzionali: la negazione, la proiezione, l’identificazione proiettiva sono solo alcune delle tante “etichette” utili al clinico per classificare nient’altro che modalità di sopravvivenza al dolore psicologico, quando questo supera la soglia soggettiva di sopportazione. Talvolta, quando la sofferenza emotiva non viene raccontata, quando non incontra una “relazione di contenimento” capace di catalizzarne la portata distruttiva, si impossessa di una parte di noi, una parte che urla in attesa di essere ascoltata: lo stomaco quando rifiuta il cibo, la testa quando viene ingabbiata in un dolore resistente al farmaco, la pelle quando si ricopre di eruzioni cutanee che escludono un’origine organica. La sofferenza a cui non si dà voce, prova a defluire all’esterno attraverso gli incubi notturni, l’insonnia, il vissuto depressivo, il panico.
Negare il dolore non serve a cancellarlo: lo rende solo più forte perché gli si consente di scavare l’anima, di toglierci il fiato di giorno e di invadere i nostri sogni di notte.  Chi teme di affrontare il dolore corre il rischio di diventarne prigioniero e di ritrovarsi ad interpretare la realtà attraverso chiavi di lettura soggettive permeate di sfiducia e pessimismo. Congelare la sofferenza emotiva ha l’effetto di una droga: ci fa sentire invulnerabili solo in apparenza, ha una riuscita temporanea e ci rende dipendenti da tutti quei fattori di distrazione che ci distolgono da noi stessi.
Anche la quotidianità rischia di subire violenti scossoni: tutto ciò che prima apparteneva alla routine, diviene improvvisamente faticoso, ciò che prima dava piacere e gratificazione, diventa insapore; spesso è indispensabile concedere a se stessi e ai propri bisogni emotivi uno spazio appropriato per esprimersi prima di ritornare ad occuparsi in modo funzionale ed efficace delle incombenze quotidiane: le emozioni negative ed il senso del dovere, infatti, sono come due conoscenti pronti ad entrare apertamente in conflitto tra loro e a dichiararsi apertamente guerra quando le pressioni esterne (incombenze quotidiane, consegne lavorative, gestione della casa e dei figli ecc) non consentono più una pacifica convivenza.

Chiudersi a riccio per paura

Quando il desiderio di mollare tutto prende il sopravvento, il pensiero richiama l’attenzione su quello che ci manca e ci invita a fermarci per iniziarne la ricerca. Le assenze, i vuoti, il non detto, l’amore non ricambiato, l’abbraccio non ricevuto, il conforto atteso invano, il desiderio inappagato sono ciò che pesa di più nello zaino che ognuno di noi porta sulle spalle quando attraversa la strada della vita; quando il peso del fardello è così difficile da sopportare da soli, è consigliabile fermarsi e cercare qualcuno che ci sollevi dalla fatica quanto basta per sentire il desiderio di ricominciare. Se invece si sceglie di chiudersi a riccio, non solo si rischia di restare schiacciati sotto il peso insopportabile del proprio malessere psicologico, ma addirittura di non ricevere soccorso da chi ci circonda, soprattutto se ci siamo mostrati sfuggenti ed evitanti per il timore che alla nostra richiesta di supporto non seguisse nessuna mano tesa. Con un atteggiamento di questo tipo, si corre il rischio di allontanare anche chi, nonostante la nostra reticenza a farci aiutare, ha provato a sfidare i nostri aculei, senza timore di pungersi. Quando la sofferenza è troppo grande per essere gestita da soli, è fondamentale chiedere aiuto: raccontare il dolore non solo non ci rende più deboli, ma spesso ci fortifica; condividerlo non ci rende più vulnerabili, ma ci regala un nuovo senso di leggerezza; abbandonarsi all’altro non equivale ad una sconfitta ma spalanca le porte ad una possibilità.

Sofferenza psichica: scelta di comodo o ultima spiaggia?

Nessuno sceglie di stare male, ne di incatenarsi ad una prigione fatta di insofferenza e frustrazione: le ragioni profonde alla base di un disagio psicologico (o di un conclamato disturbo) sono sempre numerose, oltre che molto complesse. Quando conducono il soggetto ad una condizione di malessere insostenibile, ciascuno si difende come meglio può. Divenire consapevoli di questo, potrebbe contribuire a guardare alla sofferenza psichica con il rispetto che gli è dovuto, piuttosto che giudicarla come se si trattasse di una scelta di comodo. Spesso, quelle che ci sembrano gelide, anaffettive, impenetrabili, o semplicemente bizzarre sono persone che in passato hanno chiesto con insistenza che le loro emozioni fossero ascoltate, decodificate e accolte. Avendo visto la loro richiesta cadere nell’oblio e il loro bisogno restare insoddisfatto, hanno imparato a chiudere la porta, visto che lasciarla aperta facilitava solo l’ingresso di un assordante silenzio. Quanto più un comportamento altrui ci appare insensato e improbabile, tanto più è probabile che sottenda una logica incontrovertibile alla luce dei fatti che l’hanno determinato. Spesso è sufficiente cambiare prospettiva per coglierne l’essenza, individuare la corretta chiave di lettura e attivarsi per dare il proprio contributo.

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Fonte: https://psichenessunoecentomila.wordpress.com/2014/09/02/sofferenza-emotiva-la-strategia-difensiva-del-riccio/

La paura e l’amore

Tutte le iniziative intraprese dagli esseri umani si fondano sull’amore o sulla paura, e non soltanto quelle che riguardano i rapporti affettivi. Le decisioni riguardanti gli affari, l’industria, la politica, la religione, l’educazione dei giovani, l’ordine sociale della nazione, le mete economiche della società, le scelte in cui sono coinvolte le guerre, la pace, l’attacco, la difesa, le aggressioni, la sottomissione; le decisioni in merito ad agognare o a rinunciare, a serbare o a condividere, a unire o a separare…
Ognuna delle libere scelte che decidiate di fare si sviluppa da uno dei due unici possibili pensieri che esistano: un pensiero di amore o un pensiero di paura.
La paura è l’energia che costringe, rinchiude, trattiene, trasforma, nasconde, accaparra, danneggia.
L’amore è l’energia che espande, apre, esprime, sopporta, rivela, condivide, risana.
La paura avvolge i vostri corpi con abiti, l’amore ci consente di starcene nudi. La paura si avvinghia e si aggrappa a tutto quello che abbiamo, l’amore distribuisce tutto quanto possediamo. La paura tiene costretti, l’amore tiene stretti.
La paura afferra, l’amore lascia liberi. La paura affligge, l’amore consola. La paura guasta, l’amore migliora.
Ogni pensiero umano, ogni parola e ogni azione si fondano sull’uno o sull’altro di questi sentimenti. Non avete scelta a tale proposito, poiché non esiste nient’altro tra cui scegliere.

 Ma avete la possibilità di decidere a quale dei due rivolgervi.

“Conversazioni con Dio” – Neal Donald Walsch

In questo saggio illuminante, viene instaurato un dialogo apparentemente impossibile fra Dio e l’uomo.

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Come posso avere coraggio e speranza?

“Il coraggio abbatte il muro della paura… la speranza apre la via dell’impossibile.”
Questa frase di Samuele Lion può essere uno dei biglietti da visita per i rimedi floreali del Dott. Bach,  il rimedio Rock Rose ci fa ritrovare il coraggio, come il rimedio Gorse ci apre verso la speranza, il Mimulus verso la fiducia… è così semplice da non sembrare vero. Possibile che ci sia un rimedio naturale che ci fa diventare coraggiosi o possibilisti o fiduciosi? Perché no? Perché le cose semplici sono spesso ritenute inefficaci?

La natura ci mostra che tutto è semplice, lo stesso Dottor Bach diceva “Che la semplicità di questo metodo non vi induca a non farne uso, perché quanto più le vostre indagini proseguiranno, tanto più vi renderete conto della semplicità di tutto il Creato.

A volte le persone mi dicono di non “credere” nei rimedi floreali, rispondo sempre che i “Fiori di Bach” non sono una religione, non serve “credere” nei Fiori basta provarli, e la cosa meravigliosa è che funzionano anche se non si crede in loro!

Descrizioni dei rimedi: Rock Rose – Gorse – Mimulus

Mariella

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Diamo rispetto al dolore

Il dolore in ogni sua forma merita rispetto. Purtroppo spesso nella nostra società materialista il dolore “interno”, quello emotivo, non viene riconosciuto o non gli viene data la giusta importanza.

Il dolore per la visione della maggior parte delle persone è il dolore fisico, se hai emicrania, mal di schiena etc. il tuo malessere è più che rispettato, ma se sei triste, scoraggiato o disperato,  il più delle volte ti viene detto “Non hai a cosa pensare” oppure “Sono cose che passano, prova a distrarti”.

Non c’è peggior cosa che sminuire il dolore di una persona, tale atteggiamento fa solo sentire in aggiunta la solitudine per non essere compresi.

Spesso chi si trova in questi stati d’animo se ne vergogna, forse anche perché non è un dolore che viene rispettato… sento troppe volte affermazioni del tipo “Del resto è vero, non mi manca niente, ma di cosa mi lamento? Perché mi sento triste?”

Forse se si è tristi non è proprio vero che non ci manca nulla, ma questo è un altro discorso…

Quello che è certo è che per l’emicrania si può assumere una compressa e mettiamo a tacere quel dolore,  ma la compressa per gli stati d’animo negativi non c’è o io non sono ben informata, possiamo però assumere i rimedi floreali del Dott. Bach il quale, dopo anni di attenti studi e osservazioni dei suoi pazienti, ha dato notevole rispetto ed importanza agli stati emotivi, mettendo a punto rimedi che potessero sostenere le persone nella paura, scoraggiamento, disperazione, che sono mali comprensibili solo nel momento in cui vengono vissuti.

Mariella

 

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Come rispondi alle avversità?

Una ragazza si lamentava con suo padre sulla sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Ogni volta che risolveva un problema, ne appariva un altro e lei.. era stanca di lottare.

Allora suo padre la portò in cucina, riempì tre pentole di acqua e le pose sul fuoco. Quando l’acqua delle tre pentole stava bollendo, in una mise delle carote, in un’altra mise delle uova e nell’ultima mise alcuni chicchi di caffè. Lasciò bollire l’acqua senza dire parola.

La figlia aspettava impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre.
Dopo venti minuti il padre spense il fuoco, tirò fuori le carote, le uova, colò il caffè e li mise in tre recipienti diversi.

Fece avvicinare sua figlia e le chiese di toccare le carote: la figlia le toccò e notò che erano morbide; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo, e lei osservò l’uovo era duro. Poi, il padre le chiese di provare il caffè… sorrise mentre godeva del suo ricco aroma.
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Umilmente la figlia domandò: “Cosa significa questo, papà?
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Il padre le spiegò che nonostante i tre elementi avessero affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente”, essi avevano reagito in maniera completamente diversa.

-La carota arrivò all’acqua forte, dura, superba; ma dopo era diventata debole e facile da disfare.

-L’uovo era arrivato all’acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, il suo interno si era indurito.

-Invece, i grani di caffè, erano unici: loro avevano cambiato l’acqua.
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Quale sei tu?” chiese il padre alla figlia.
Quando l’avversità suona alla tua porta, come rispondi?
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Rispondendo a questa domanda, ognuno di noi può comprendere quale stato d’animo riportare in armonia, e quale rimedio dei Fiori di Bach ci può aiutare.
Mariella
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Anche le Emozioni si ammalano

Le nostre emozioni sono la nostra ricchezza, cosa potremmo essere senza, eppure quando le emozioni si “ammalano”, possono renderci la vita difficile. Ansia, sensi di colpa, scoraggiamento, vanno equilibrate per ritrovare la serenità. Spesso reprimiamo gli stati d’animo negativi, che in questo modo si rafforzano; è necessario ascoltare quello che proviamo e in seguito sviluppare la virtù opposta, i Fiori di Bach in questo ci aiutano.

“Dalla paura si sviluppa il coraggio…”

Mariella

Vi propongo un breve testo, come spunto di riflessione.

“L’unico problema con la tristezza, la disperazione, la rabbia, l’ansia e l’infelicità, è che vuoi sbarazzartene. Questo è l’unico ostacolo.

Devi vivere con queste emozioni; sfuggire non è possibile. Esse sono le componenti della situazione in cui la vita può crescere e diventare integrata. Sono le sfide della vita. Accettale. Sono benedizioni sotto mentite spoglie. Se vuoi sfuggirle, se vuoi in qualche modo sbarazzartene, allora nasce il problema, perché quando vuoi liberarti di qualcosa non la guardi mai in modo diretto; a quel punto quella cosa cercherà di nascondersi, perché tu la condanni. Andrà più in profondità nell’inconscio, si nasconderà negli angoli più oscuri del tuo essere dove non riuscirai più a trovarla. Si sposterà nella cantina del tuo essere, e lì si nasconderà. Ma, naturalmente, più va in profondità e più problemi provoca, perché si mette ad operare da angoli sconosciuti del tuo essere e tu ti ritrovi completamente impotente.

Quindi la prima cosa è: non reprimere mai. La prima cosa è: ciò che è, è. Accetta e lascia che accada; lascia che appaia proprio davanti a te. In realtà, il solo affermare: “Non reprimere”, non è sufficiente. Se me lo permetti, vorrei dire: “Fattela amica”.

Ti senti triste? Fai amicizia con questa sensazione. Abbine compassione. Anche la tristezza ha un suo essere. Lasciala apparire, abbracciala; siedi insieme a essa, e tienilo per mano. Sii amichevole. Amala. La tristezza è bellissima! Non c’è nulla di sbagliato in essa. Che ti ha detto che c’è qualcosa di sbagliato nell’essere tristi? La tristezza può solo darti profondità. La risata è superficiale, la felicità è solo a fior di pelle. La tristezza arriva fino alle ossa, al midollo. Nulla va così in profondità come la tristezza.

Quindi non preoccuparti. Resta con l’emozione, ed essa ti condurrà fino al tuo nucleo più profondo. Viaggerai su quest’onda e sarai in grado di apprendere alcune cose nuove sul tuo essere, cose che non avevi mai saputo prima. Quelle cose possono esserti rivelate solo in uno stato di tristezza, non in uno di gioia. L’oscurità è anch’essa positiva, l’oscurità è anch’essa divina.

Una persona che riesce essere paziente con la sua tristezza, all’improvviso una mattina scoprirà che la felicità sta sorgendo nel suo cuore da qualche fonte nascosta. Quella fonte nascosta è l’esistenza. Ti sei guadagnato la felicità se sei stato autenticamente triste; se sei stato autenticamente disperato, infelice, ti sei guadagnato il paradiso. Ne hai pagato il prezzo.

Affronta la vita, confrontala. Ci saranno momenti difficili, ma un giorno vedrai che quei momenti difficili ti hanno dato forza, proprio perché li hai affrontati. Erano necessari. Mentre li stai attraversando sono difficili, ma dopo vedrai che ti hanno reso più integrato. Senza quei momenti non avresti mai trovato il tuo centro, le tue basi.

Fa’ che “esprimere” sia una delle regole fondamentali della tua vita. Se devi soffrire per questo, soffri pure, ma non sarai mai un perdente. Quella sofferenza ti renderà sempre più capace di goderti la vita, di celebrare la tua vita.”

Osho, The Art of Dying

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