Floriterapia: medicina del terzo millennio

I primi anni del Terzo Millennio costituiscono un’opportunità unica che si offre all’Umanità per riflettere e per fare il punto della situazione sulle questioni fondamentali che, da sempre, ne caratterizzano l’esistenza: la scienza, l’arte, la spiritualità ed il sociale. Ecco, quindi, una buona occasione per fare qualche semplice riflessione sull’Arte medica che riassume in sé le quattro questioni fondamentali citate. È doveroso un ringraziamento nei confronti di Tutti coloro che si sono distinti come produttori di “bene” e che ci lasciano un’eredità che permette di affrontare con maggior forza e fiducia un futuro che presenta, a volte, orizzonti poco rassicuranti. Questi Uomini si sono distinti per la loro generosità, abilità, intelligenza, coraggio e volontà: tra questi è, senza dubbio, da ricordare il grande medico gallese Edward Bach, fondatore della Floriterapia. In questa sede non prenderemo in esame l’ormai conosciutissimo sistema terapeutico costituito dai rimedi floreali utilizzato con profitto da numerosissimi medici e psicoterapeuti, ma ci soffermeremo, soprattutto, sul messaggio lasciato in eredità. Questo messaggio è stato veicolato dai suoi scritti ma anche grazie al suo percorso esistenziale, esempio cristallino di coerenza con i principi enunciati. La conoscenza di ciò che Egli ha detto, scritto e fatto rappresenta un presupposto irrinunciabile per tutti gli operatori della salute. Per una più consapevole utilizzazione dei suoi rimedi vedremo quanto profonda, semplice ed attuale sia la sua visione dell’Uomo e della Medicina.

EDWARD BACH: PER UNA MEDICINA DELLA RESPONSABILITÀ

A partire dall’immediato “dopoguerra” si è affermata nel mondo ed in Italia quella che viene definita medicina ufficiale o convenzionale caratterizzata prevalentemente dall’uso terapeutico di farmaci allopatici di sintesi. Questo approccio clinico-terapeutico è, in larga misura, ancora rigidamente ancorato a paradigmi scientifici in parte superati: ha ridotto gli esseri umani ad una sorta di manichini – macchine, statico assemblaggio di organi pressoché indipendenti, facilmente scotomizzabili.

Ciò ha determinato una superspecializzazione di operatori e ricercatori che sanno sempre più su sempre meno: è nostro augurio che non si arrivi all’estremo paradosso epistemologico per cui sapranno tutto… su poco. Tale concezione ha, in buona sostanza, portato, inevitabilmente, ad una prassi terapeutica esasperata le cui conseguenze sono evidenti agli occhi di chi voglia e sappia vedere e i cui echi sono percepiti da chi abbia orecchie per intendere: terapie soppressive ed intossicanti che, come insegnato da un altro grande medico, il Dr. Hans Heinrich Reckeweg, fondatore dell’Omotossicologia, possono dar luogo a temibili ed a volte fatali “vicariazioni progressive”. Questa impostazione ha determinato, inoltre, una non meno dannosa deresponsabilizzazione del paziente rispetto al proprio “star male”. Al medico è stata delegata, da un paziente sempre più passivo ed “oggetto”, la piena responsabilità della guarigione: un medico anch’egli paradossalmente passivo ed illusoriamente onnipotente veicolatore di farmaci “risolutori” o presunti tali. Si è perso di vista che il raggiungimento di una miglior qualità della vita e della guarigione è un percorso a volte doloroso e difficile ma, senza dubbio, affascinante attuabile attraverso una relazione medico-paziente caratterizzata da competenze diverse, ma anche da pari responsabilità. D’altra parte osserviamo il sorgere ed il proliferare di pratiche che consegnano la salute ed il destino dell’uomo a discutibili e non verificabili “rivoluzioni solari”, “allineamenti planetari”, “vite passate e/o parallele”, rituali pseudomagici, mediati da personaggi di dubbia moralità che si autoproclamano “maestri”. Anche in questo caso, al di là di eventuali aspetti truffaldini o psicopatologici, il grosso pericolo è l’alienazione dell’Uomo da sé stesso e la deresponsabilizzazione rispetto alle proprie scelte e, quindi, rispetto al proprio benessere. È proprio in opposizione a queste perniciose tendenze che si evidenzia maggiormente ed amplifica il messaggio fondamentale di Edward Bach. Basta semplicemente leggere il titoli dei suoi scritti principali: “Guarisci te stesso”, “Soffrite a causa di voi stessi”, “Libera te stesso” ed “Essere se stessi”; è chiaro e diretto il richiamo continuo alle proprie responsabilità ed alla propria consapevolezza. La nostra salute e, quindi, il nostro benessere dipendono, sostanzialmente, dalla nostra capacità e dal nostro impegno ad ascoltare il nostro “vero sé” e a non delegare solo ad altri o solo ad un farmaco di sintesi la soluzione illusoria dei nostri problemi. Edward Bach riconsegna all’uomo la sua genuina dimensione: un uomo attivo, responsabile delle proprie scelte, dotato della possibilità dell’autoascolto e della consapevolezza, che può e che deve essere in armonia con se stesso e con le leggi dell’Universo. Prenderemo ora in esame gli aspetti qualificanti del messaggio di Edward Bach, attraverso il suo percorso esistenziale ed i suoi scritti di cui riporteremo testualmente alcuni brani, evidenziandoli.

EDWARD BACH, IL CELTICO

Appare indubbio che l’origine celtica di Bach (nato da famiglia gallese) abbia avuto una grande influenza sulle sue concezioni mediche. Le sue idee sono in sintonia con quelle della medicina celtica tanto che, non a torto, qualcuno ha definito Bach un Druido dell’era contemporanea: ritroviamo, infatti, una comune concezione olistica dell’uomo, considerato Uno e Trino. Per Bach e per la filosofia medica celtica la vita è un percorso esistenziale in cui la salute deve essere salvaguardata non come una sfida innaturale, accanita ed illusoria contro la morte, ma solo ai fini dell’adempimento di una “missione”. L’Uomo e l’Universo sono entità energetiche, vibratorie e fluenti che devono essere in sintonia con l’armonia perduta: gli eventuali squilibri derivano da situazioni conflittuali; è possibile ritrovare nella Natura quelle energie vibratorie atte a ristabilire l’armonia. L’essere umano trova la salute anche attraverso la consapevolezza della propria posizione equilibrata tra Cielo e Terra.

EDWARD BACH, UOMO LIBERO

Come vedremo, per Edward Bach il presupposto fondamentale per mantenersi in buona salute è rendersi liberi da stimoli e situazioni che possano essere fuorvianti e, quindi, latori di “interferenze” rispetto al percorso esistenziale dettato dal “vero sé”. La vita di Edward Bach rappresenta un fulgido esempio di coerenza ed una garanzia totale: credeva profondamente in ciò che diceva e scriveva. Abbandona la medicina dell’epoca, diventando omeopata; quindi, “eretico” tra gli eretici, abbandona gli onori e la ricchezza e, coniugando egregiamente conoscenze scientifiche ed intuizioni, si mette alla ricerca della nuova medicina. Le campagne del Galles e dell’Inghilterra sono i luoghi ove reperire i fiori dell’anima. La gente comune e povera sarà quella che beneficerà, spesso gratuitamente, delle sue terapie. L’Ordine dei Medici inglese gli contesterà l’operato, minacciandolo di radiazione: nulla lo potrà distogliere dal compito o potrà scalfire la sua determinazione d’acciaio. Tra il 1928 ed il 1936, anno della sua morte, troverà e sperimenterà con successo 39 rimedi.

Indirizzo dell’Autore: Dr. Michele Iannelli – Vice presidente A.M.I.F. – Specialista in Psicologia clinica e Psicoterapia Via Tuscolana, 942 00174 Roma

Per riferimento bibliografico: IANNELLI M. – Floriterapia: una medicina per il Terzo Millennio. La Med. Biol., 2002/3; 25-30

Pubblicazione completa:

http://www.medibio.it/medicina-biologica/2013/79/558/pdf/MB0203_art_4.pdf

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